Archive for the ‘Engrish’ Category

Song of praise (with subtitles)

13 January 2009


Warning: watch it while sitting. It can hurt.

Original lyrics:

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Christmas with the yours, by Il complesso misterioso

22 December 2008

Christmas with the yours, by Il complesso misterioso

Can’t you feel the typical cling-cling-cling-cling-cling?

Cosa l’America pensa dell’abbronzatura

12 November 2008

Una volta per tutte, Silvio Berlusconi:
L’America ha parlato ampiamente della tua battuta razzista. Lo ha fatto. E ne è stata disgustata.
E l’unico motivo per cui non hanno insistito per delle scuse formali è che hanno già una bassa opinione di te in primo luogo, e del Paese che ti ha come premier in secondo luogo.

Problemi di udito, o semplice nostalgia?

5 July 2008

Sento dalla finestra una canzone di evidente gusto mediorientale/ispanico (nota categoria musicale), in una lingua a me totalmente ignota, e il cui testo suona inquietantemente simile alle seguenti parole:

Non esiste con te
Non esiste con te
Che hai rotto il bidet

Hmmm.

Oh my God

29 February 2008

Il magico mondo del diciannovesimo secolo rivive nei servizi del TG2.

Italians

22 January 2008

Italians tend to shake hands to greet each other. If they are close friends they may kiss on both cheeks: this happens particularly on special occasions such as meeting after (or leaving for) a long time, weddings, funerals and other important or solemn situations.
If you ask “Come stai?” you may not always get the standard answer “Bene grazie, e lei?”. You may get instead a series of complaints about their blood pressure or duodenal ulcer in which case you are advised to nod and shake your head for a reasonable amount of time, pretending that you understand and commiserate, and then try to manoeuvre the conversation to a more pleasant topic.

Vittoria Bowles, Teach Yourself – Beginner’s Italian, An easy introduction.

(Grazie a Benedetta per avermi spedito il testo!)

Sta iniziando a succedere.

21 January 2008

E poi un giorno tutto cambiò nella sua vita.
Era un lunedì mattina e Colette incontrò Anna vicino al cancello della scuola. “Cos’hai fatto domenica? domandò – e invece di tradurre mentalmente la domanda in tedesco, decidendo la risposta, per poi tradurla in francese, Anna rispose subito. “Siamo andati a trovare degli amici”. Le parole parevano che venissero non si sa da dove, in perfetto francese, senza che lei dovesse pensarci…

Judith Kerr, Quando Hitler rubò il coniglio rosa (When Hitler stole Pink Rabbit).

English tips

16 January 2008

Parole ed espressioni inglesi (alcune statunitensi) che a scuola non ci hanno insegnato, o a cui non hanno dato abbastanza importanza, e che si sono rivelate indispensabili (e sarei stato felice di sapere da subito).

To work: funzionare. Non avete idea di quante volte al giorno la usi.

To fix: riparare. If something doesn’t work, of course.

To stuff: riempire. E io che pensavo intendessero “cosare”…

Bucket / pail: secchio. Qui le bacinelle sembra non esistano, e la biancheria la lavi nel bucket (nel pail se sei a Brooklyn…)

To wash up: fare i piatti. A un certo punto della conversazione con la signora P., madre del mio coinquilino, ho pensato che il suo ex marito in 15 anni di matrimonio non si fosse mai lavato.

Terrific: straordinario. Facile fonte di equivoco… (forse questa ce l’avevo tra i false friends)

How are you?: Spero stia bene (e non mi interessa sapere se stai davvero bene, e anzi se rispondi davvero ti guardo in modo strano). Si risponde preferibilmente dicendo in contemporanea How are you?

Continua…

Did you want the bicycle? Now put your feet on those things that are at the two sides of the bicycle itself and move your feet alternatively

22 November 2007
Avete presente l’alfabeto farfallino? QuFUeFElloFO iFIn cuFUiFI deFEviFI aFAggiFIuFUngeFEreFE uFUnaFA eFEffeFE aFA oFOgniFI siFIllaFAbaFA… ecco, avere una conversazione in inglese per me non è molto diverso: ci riesco, ma fatico il triplo e senza dubbio non lo faccio con naturalezza.
Il problema di avere una conversazione in inglese non è tanto il fatto di non riuscire a dire quello che volevi dire: è più che altro il fatto di doverti accontentare di girare intorno al concetto e perderti in una perifrasi infinita, che ti fa sembrare un tizio bizzarro e un po’ stupido invece che il conversatore brillante che vorresti sembrare agli occhi degli interlocutori.
The problem with having a conversation in English is not exactly the fact that you can’t say exactly what you meant: it’s rather the fact that you have to, er, you just have to make something like a peryphrase, do you say it this way? I don’t know if you call it this way in English, a very long peryphrase that make you seem a weerdo, er, a weird guy instead of, er, the smart person that the person who is talking to you would like to have a talk with.